Osteria Finil Del Pret, quando la “meglio gioventù” rende omaggio alla tradizione

Per realizzare qualcosa di efficace, in cucina come nella vita, bastano pochi ingredienti: la passione, la pervicacia, e il tempo. In assenza di uno di questi tre elementi, qualsivoglia creazione si abbia in mente è destinata a fallire, a meno che non si abbia nella manica un jolly, un trucco.

Ma in cucina, come nella vita, i trucchi hanno una resa a breve termine, capaci sì di far volare velocemente fra le stelle chi li utilizza ma, in un altrettanto fulmineo battito di ciglia, riportarlo nell’anonimato.

Si può decidere dunque di armarsi di coraggio, che poi spesso coincide con la sana follia di una giovane età e, attrezzandosi con scarponi di giudizio, scalare le vette delle soddisfazioni culinarie.

E proporre un piatto onesto e riverente, libero dai rischi della noia, oggi non è impresa facile.

Bisogna camminare in punta di piedi nei meandri nebbiosi dell’universo della ristorazione, pronti a cogliere di sorpresa l’avventore, aspettandolo in un luogo lontano dai frenetici viavai della quotidianità. Un luogo in cui o ci si finisce per sbaglio o ci si va con piena consapevolezza, digitandone il nome sulle mappe dell’Internet. 

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Il piatto

Di tempo e rispetto, si parlava. Il tempo che serve alle costine glassate al miele di alta montagna con verze, cotte a 72 gradi per ben 48 ore, dell’Osteria Finil Del Pret di Comezzano-Cizzago, condensato di sostanza e coraggio del duo al comando Simone Bianchetti (in sala) e Silvia Loda (chef). 

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Costine glassate al miele di alta montagna con verze, cotte a 72 gradi per ben 48 ore.

Una ricetta tradizionale e semplice, dolce e delicata, che racconta al mondo l’animo gentile di chi la porta in tavola, canticchiando le note di sapori familiari, già vissuti ma mai stucchevoli.

Le carne si stacca dall’osso con facilità e si scioglie come burro fra le fauci, e la frenesia dell’esistenza scema, sovrastata da una ricetta che ha necessitato di tempo e attenzione per finire nel piatto. 

E’ un omaggio al cliente ma anche alla materia, i sapori sono tutti lì, rispettati e in armonia con la tradizione e i sensi.

Una ricetta che, se tradotta in fattezze umane, sarebbe un pellegrino che sopraggiunge con umiltà in una landa abitata da figure epiche e altezzose, pronto a conquistarle con la forza dell’impegno e dei piccoli passi, giacché tanti e anche minimi spostamenti, formano un percorso che regala gratificazioni. 

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Solo pane “home-made” al Final del Pret.
Le origini

Tanti passi come quelli che mettono, uno davanti all’altro, Simone Bianchetti e Silvia Loda, 32enni partiti dalle basi che grazie allo studio e alla passione, stanno riuscendo a istillare splendore e dignità culinaria a un luogo geograficamente complesso da rintracciare. 

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I 32enni Silvia Loda e Simone Bianchetti: il loro Finil del Pret è stato inaugurato nel 2013.

“L’amicizia fra me e Silvia è iniziata all’istituto alberghiero Mantegna di Brescia, poi, dopo un periodo in cui ci siamo professionalmente separati, ci siamo ritrovati presso il ristorante “Lo Scultore” di via Carlo Cattaneo, in centro città. E’ stata un’esperienza fondamentale perché la proprietà ci diede subito carta bianca sul piano gestionale e la cosa ci ha permesso di prendere fiducia e coraggio nei nostri mezzi”, racconta Simone. 

L’intraprendenza della gioventù ha però la forza dell’acqua, si insinua nelle pieghe dello spirito e preme sulla voglia di mettersi personalmente in gioco, così Simone e Silvia nel 2013 individuano il palcoscenico più affine alle proprie personalità professionali.

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Uno scorcio della carta dei vini del Finil Del Pret.

“Questo cascinale era stato ristrutturato nel 2007 da un signore che voleva regalare un futuro di ristorazione alle proprie figlie, ma non c’era unione di intenti. Io e Silvia eravamo alla ricerca di un luogo in cui potessimo dar libero sfogo alle nostre idee e fra tutti quelli che visitammo ai tempi questo sembrava custodire la vocazione più affine alla nostra filosofia di cucina. Certo, Comezzano-Cizzago è un paese poco conosciuto della Bassa Bresciana più profonda, ma la storia di questo luogo e il suo stile ci colpirono”.

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Un fienile in origine di proprietà della parrocchia (Finil del Pret, fienile del prete, appunto), distrutto negli anni ’20 da una devastante tromba d’aria che colpì la zona. Nella nuova vita di un luogo disintegrato, ricostruito, poi divenuto un sogno infranto di ristorazione di stampo famigliare, Simone e Silvia colgono quell’energia per veicolare un’idea di cucina tradizionale ma curiosa, pronta a gettarsi in bagliori di modernità.

“Abbiamo iniziato con una cucina più tipica, proponendo abbinamenti e ricette di queste zone. Io e Silvia ci siamo divisi i compiti rispettando le nostre inclinazioni. Pur essendo entrambi nati in cucina, io mi sono dedicato maggiormente alla sala perché sono più “chiacchierone”, lei che è un po’ più timida ha deciso di concentrarsi sulla realizzazione dei piatti, e devo dire che il connubio funziona”.

La visione

Oggi l’Osteria Finil Del Pret incarna esattamente i valori di Simone Bianchetti e Silvia Loda: un piccolo feudo di sapori tradizionali ma al tempo stesso arditi, con abbinamenti sorprendenti e che strizzano l’occhio a ricette e gusti anche lontani dall’universo culinario bresciano.

Sarà un po’ questa latitudine, in cui si carpiscono contaminazioni organolettiche, quasi fosse un crocevia di sapori. La vicina Franciacorta, la Bassa, la Bergamasca a un tiro di schioppo, le brezze dei monti che arrivano e lasciano il segno come l’erosione dei flutti del mare sugli scogli. 

L’Osteria Finil del Pret ha trovato una declinazione anche nel catering, con “Babette”, un servizio che intende servire sapori semplici ma anche eleganti, un’altra insegna della visione di Simone e Silvia.

L’atmosfera è tranquilla, e può essere festosa o romantica a seconda delle occasioni.

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Al Finil Del Pret si percepisce costantemente l’ambizione dei due giovani che gli hanno dato vita, una voglia di crescere e darsi da fare che oggi è merce di una rarità assoluta. In questa osteria si mangia pane e coraggio, educazione e sacrificio. Ed è bello addentare questi valori, oltre alla mortadella tagliata con il coltello che troneggia in mezzo alla sala. Si sentono i profumi della tenacia, dello studio e della fantasia. 

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Al centro della sala campeggia una mortadella artigianale con pistacchi di un produttore parmense. Tagliata tassativamente da Silvia Loda con il coltello viene poi offerta agli avventori.

In un panorama lavorativo funestato troppo spesso da spocchia, raccomandazioni e  favori, i sorrisi garbati di Simone e Silvia rappresentano veri modi d’essere che si manifestano nelle loro ricette. C’è un’alchimia emotiva rassicurante, consapevole degli sforzi e delle difficoltà, ma anche ottimista.

Come un fienile antico distrutto che rinasce, e diventa epicentro di qualcosa di buono e sano.

Ecco: sano e pulito. La meglio gioventù che si agglomera in un luogo e che, con abnegazione, desidera dire la sua con onestà. 

Il locale

“Quando siamo arrivati nel 2013 abbiamo deciso di non rivoluzionare il contesto che abbiamo trovato – racconta Simone -, per cui mio padre Maurizio, che è falegname, ci ha aiutato con i tavoli e le sedie, poi qua e là ci sono note di noi e di ciò che vorremmo che diventasse il locale”.

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Su una stampa all’interno del locale è raffigurato l’edificio del Finil del Pret agli inizi del ‘900.

Legno, pietra e colori docili. Il fascino antico è la forza del Finil del Pret, che conserva le caratteristiche della osterie di un tempo ma che negli angoli regala i lampi tipici della gioventù. Punti luce e bottiglie disposte in modo tal da divenire scenografia di un condensato di sobrietà, si alternano a libri e manuali sul mondo del vino e della cucina, a istallazioni d’arte che periodicamente vengono affisse ai muri del locale.

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Il patio esterno del Finil del Pret, oggi.

Si sente il divieto del futile eccesso, o forse la semplice voglia di stupire coloro che arrivano qui con la presunzione d’assaggiare piatti banali.

E’ una bella trappola, una ragnatela in cui ci sente a proprio agio subito, coccolati dai modi discreti di Simone, mai invadente ma sempre presente, come un buon padrone di casa dovrebbe essere.

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La altre chicche

Sì, contaminazioni o più semplicemente “Invasioni”. E il benvenuto di questo menù degustazione certifica il concetto: la spuma di bagnacauda su vellutata di lenticchie (separate da un crostino di pane) è un abbraccio che rigenera i sensi e dà libero sfogo al senso di appetito, con l’aglio e le acciughe che non prevaricano mai la dolcezza del legume. Sembra un bicchierino di caffè macchiato ma è molto di più e quasi spiace che sia così piccolo, perché mentre lo si assapora già lo si immagina in una cocotte più grande, alla quale dedicare più tempo. Una vera delizia. 

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Spuma di bagnacauda su vellutata di lenticchie, è il benvenuto provato da WTF al Finil del Pret.

Poi un primo piatto che spiazza e soddisfa: è il risotto al Parmigiano Vacche Rosse con gelato alla barbabietola. Simone realizza sul posto una quenelle estraendola da un secchio di crema gelida rigorosamente fatta in casa da Silvia, e la deposita al centro del primo. L’effetto caldo-freddo carica il palato e la sapidità del formaggio si abbina benissimo con la dolcezza della barbabietola. E’ qui che forse si percepisce maggiormente la voglia di Silvia in cucina di innovare un sapore semplice, donandogli un guizzo e un colore che lasciano il sorriso sulle labbra. 

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Risotto al Parmigiano Vacche Rosse con gelato alla barbabietola.
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La preparazione del piatto con la quenelle di gelato preparata da Simone. 

Originale anche l’abbinamento che viene proposto: una birra di nicchia prodotta a San Felice del Benaco (Birrificio Felice) “Delle Erbe”, una scelta aromatica che completa bene il piatto, una bevanda realizzata da “produttori timidi, poco inclini al marketing ma molto capaci”, spiega Simone. 

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L’abbinamento insolito ma efficace con il risotto: Birra Felice delle Erbe.

Anche il secondo “secondo” proposto è un inno alla tradizione con echi transalpini: perché la guancetta di maiale cotta a bassa temperatura con patate, senape e lardo potrebbe essere consumata tranquillamente in una taverna di Digione, nel cuore della Francia, assaporando un vino gallico. Ed invece qui la sponda la fa un Rinaldi Capriano del Colle doc riserva “Drevo”, un vino decisamente robusto, da degustare piano, senza fretta. 

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Guancetta di maiale cotta a bassa temperatura con patate, senape e lardo.
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Rinaldi Capriano del Colle doc riserva “Drevo”, un rosso deciso che va a nozze con i secondi.

Il gelato nel primo, il gelato poi: caldo-freddo corroborante all’inizio, freschezza pepata poi. Una scelta coerente come il Finil Del Pret, sia nel pre-dessert (un semplice e profumatissimo gelato alla crema), sia nel dessert vero e proprio “Crumble al cioccolato bianco, gelato al ribes nero e pepe di Sichuan”. Croccante, fresco, dissetante, dolce, piccante senza aggressività. E’ un dolce razionale e ardito, che conclude benissimo un itinerario di sapori decisamente gratificanti. 

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Crumble al cioccolato bianco, gelato al ribes nero e pepe di Sichuan.

Con il finale si ritocca la caparbia linearità di Simone e Silvia. E’ un ossimoro che non trasuda malizia, ma solo il carattere di due persone perbene e appassionate. Chi è in cerca di un spot efficace sui giovani italiani, quelli che ancora ci credono e che hanno il coraggio di mettersi in gioco, dovrebbe sedersi qui, magari gustandosi l’arietta del patio esterno, ad ascoltare i grilli all’imbrunire, bevendo un buon vino rosso.

Perché, in fondo, il rispetto è la poltrona più comoda per omaggiare chi ci ha preceduto, e il posto migliore sul treno che porta alla modernità. 

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Dove si trova 

Osteria Finil del Pret – Via Montello, 9 – 25030 Comezzano Cizzago (BS)

Tel: 030 972300

http://www.finildelpret.it

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