Capriccio: la famiglia, la vita e un innamoramento goloso.

L’innamoramento è una scintilla. Una scintilla semplice che esplode ed accende il rogo fra le sinapsi, infuocando i sensi, fino a mettere in subbuglio il cuore. 

Fra l’alta cucina e le persone sembra essersi però instaurato, generalmente, un rapporto più riflessivo, articolato. Qualcosa di meno immediato. L’atto del boccone che si deposita sotto la volta del palato è diventato quasi un momento d’analisi, di esplorazione. C’è la ricerca spasmodica di tutti i sapori, attraverso il magico potere della lingua e delle papille gustative. 

L’innamoramento ha lasciato il campo alla destrezza, la goduria a un piacere che è quasi montagna da scalare. 

In questo panorama la golosità istantanea di un piatto è quasi vista con scetticismo. 

Nella selva di linguaggi gastronomici oggi presenti e continuamente nascenti c’è chi, per fortuna, si sforza di diffondere un verbo lineare e facilmente assimilabile. 

Un idioma fatto di frasi e gesti comprensibili, di ingredienti buoni e avvolgenti. Di cui innamorarsi, così come viene.  

Il piatto 

Il polpo grigliato con crema di patate acide e uova di trota del ristorante Capriccio di Manerba del Garda è così.Un “a-e-i-o-u” della cucina di classe, in cui ingredienti del territorio di appartenenza abbracciano un protagonista del mare lavorato affinché il godimento organolettico sia di facile lettura, ma allo stesso tempo pieno e gratificante.

Il polpo grigliato è morbido e succulento, portato in trionfo da una crema di patate acide valorizzate dallo zafferano coltivato sui colli morenici del basso entroterra gardesano, con le perle di trota che deflagrano tra la punta della lingua e le palette, rilasciando i loro succhi gustosi.

20180430_142317.jpg
Il polpo grigliato con crema di patate acide e uova di trota del ristorante Capriccio di Manerba del Garda.

Chi non ha mai mangiato il polpo con le patate? Un piatto di base semplice e familiare, che fra le mani sapienti della chef Giuliana Germiniasi, anima del locale e paladina di un’emozionante saga culinaria, diventa sintomo tangibile di un innamoramento che sboccia senza fronzoli. 

Le origini

Forse anche perché l’infanzia della Germiniasi è stata proprio così. Senza orpelli, con tanta sostanza.

Cresciuta nel Mantovano, e accudita dall’amore dei nonni proprietari di una struttura alberghiera, la chef sviluppa fin da piccola il palato e i sensi, addentando i formaggi dei fattori insieme a nonno Silvio, pedalando e camminando fra le verdi distese nei pressi di Castiglione delle Stiviere.

P2440441.JPG
Uno scorcio della zona estiva del ristorante Capriccio. 

Nell’hotel di famiglia l’olfatto viene istruito dal profumo delle calde brioche sfornate di prima mattina, il gusto dai sapori affettuosi delle specialità della tradizione. A metà degli anni ’60 la madre Maria Veggio e il padre Martino fondano il ristorante Capriccio, locale con una vocazione, alle origini, decisamente più tradizionale, ma che muta gradualmente nel tempo sulle ali dell’eleganza e della raffinatezza.

Giuliana instaura inizialmente un rapporto d’amore platonico con la cucina. Si dedica alla sala, osserva, cova dentro sé la sua filosofia gastronomica. La madre Maria in cucina è il classico “sergente di ferro”, ma intravede nella figlia doti da grande cuoca.

Sulla scorta di una sfida, dunque, Giuliana si lancia con dedizione alla preparazione dei dessert: “Sono golosa di natura, iniziare così è stato naturale”, spiega mettendo in mostra il suo sorriso garbato, docile.

L’anima di Giuliana Germiniasi è come un fiore che si apre dolcemente, solo se curato e protetto. Lo si nota nelle pieghe delle sue parole morbide, che si condiscono di particolari quando la fiducia inizia a galleggiare nel dialogo.

La storia del Capriccio è un vortice di grandi soddisfazioni ma anche di lancinanti scomparse, che mai hanno deteriorato l’anima di questo luogo. Quasi come ci fosse un disegno superiore, quasi come se a ogni “stop” ci fosse sempre una strada nuova da imboccare.

Nel 1986 nel locale piomba, con tutto il suo estro e il suo savoir-faire, il marito Giancarlo Tassi. Formazione commerciale, la sua, con cinque lingue parlate con disinvoltura e una profonda conoscenza del vino.

P2440456.JPG

Il consorte della Germiniasi è l’elemento che manca al Capriccio e che fa letteralmente volare il ristorante verso i lidi di riconoscimenti nazionali e internazionali.

Il binomio Germiniasi-Tassi si consolida, mentre la madre di Giuliana in cucina lascia sempre più le redini alla figlia (anche se cucinerà fino a pochi giorni dalla sua scomparsa).

Giancarlo è il pilastro della sala, Giuliana della cucina. Due creature che si completano magicamente, due tasselli di un efficace puzzle culinario che si incastrano perfettamente.

Giuliana pensa e realizza le sue prelibatezze, Giancarlo sa perfettamente quali vini suggerire ai clienti per creare abbinamenti enogastronomici magici. In sala li fa sentire a casa, li coccola, fino alla sua improvvisa e spiazzante scomparsa, nel 2009.

Il Capriccio vive una fase difficile, finché la figlia Francesca, ai tempi poco più che ventenne, si fa carico, quasi per caso, dell’eredità del padre: “Studiava lingue e non era convinta di intraprendere la strada della ristorazione – racconta Giuliana -, e una sera la lanciai, letteralmente, a lavorare in sala. Per lei è stato un battesimo del fuoco traumatico, ma con il tempo ha capito di avere le qualità per vestire i panni del papà. Perché il Capriccio siamo noi, il Capriccio è la nostra storia, la nostra famiglia, la nostra casa”. 

La visione

Far sì che il cliente si senta bene, con naturalezza. Probabilmente è tutto lì l’intento odierno di Giuliana Germiniasi e Francesca Tassi.

“Questo locale è di fatto il luogo in cui arriviamo di primissima mattina e che abbandoniamo a notte fonda. Perciò deve essere accogliente, dare piacere a chi vi consuma un pasto. Per farlo non credo servano troppi giochi di stile o fuochi d’artificio – continua la chef -, amo individuare una materia semplice, anche “povera” se si preferisce definirla così, e con una grande lavorazione renderla preziosa. Questo senza tuttavia svilire la caratteristica primaria che per me deve avere un piatto. Essere buono subito, senza percorsi accidentati da interpretazioni e elucubrazioni. Io sono golosa, e i miei piatti devono essere come me. Gratificanti e festosi sotto tutti i punti di vista”.

P2440497.JPG
Chef Giuliana Germiniasi con la figlia Francesca Tassi. 

E le parole di chef Germiniasi non sono solo spot d’intenti ma comandamenti rispettati in ogni singolo piatto. C’è un rispetto maniacale per gli ingredienti, per i prodotti del territorio, ma soprattutto per le esigenze e le aspettative dei clienti. I piatti sono pieni, mai striminziti, ma mai invadenti o gravosi. E’ una soddisfazione per gli occhi e per il palato. Un abbraccio che trasmette l’emozionante storia di una famiglia in cui la determinazione, anche a cospetto del dolore, è riuscita ad avere la meglio.  

Il locale 

La struttura del Capriccio è carica di mistero. Le sue origini sono stimate attorno al 1300: un po’ magazzino, un po’ rimessa, certamente un epicentro del centro storico di Manerba del Garda.

P2440445.JPG
Gli interni del ristorante Capriccio.

Oggi è un ristorante elegante dalla doppia anima, estiva e invernale. Ma è proprio in questo periodo che la natura, il cemento e i mattoni di questo luogo si mescolano al meglio. Se al tavolo del Capriccio si saziano le membra, la vista è un piacere per gli occhi.

L’arredamento è un tributo all’arte moderna, ma senza esagerazioni. Tutto risulta molto sobrio e in armonia con le scenografie terrestri.

P2440444.JPG

Il verde delle colline e l’azzurro del lago, da ammirare a vista nuda o attraverso un calice di vino bianco di altissima qualità.

Si vive in una sorta di atmosfera eterea, sospesi, cullati e felici. Un’esperienza zen avvalorata dalla pace, dal canto degli uccelli, dal fruscio del vento che spazzola le cime degli alberi. I tessuti delle tovaglie e del patio svolazzano e risuonano quasi fossero i violini di un’orchestra assoldata dal ristorante. 

P2440442.JPG
La vista mozzafiato dal ristorante Capriccio sulle insenature di Manerba del Garda.

Golosa la natura, goloso il paesaggio. 

Lo spirito e la vista sono le cose più ardue da saziare. Qui avviene naturalmente.

Un altro innamoramento, in fondo. 

Le altre chicche

Capriccio, il nome del ristorante. Ed effettivamente qualche capriccio qua e là Giuliana Germiniasi se lo concede, perché se la semplicità è un manifesto ben chiaro, le sorprese arrivano come dolci bagliori nell’oscuro orizzonte di un temporale d’estate. Ed è così il “benvenuto”: una spugnola con burro d’arachidi salato e amaranto soffiato, finta ostrica con granita al cedro e coregone marinato al miso.

P2440462.JPG
Spugnola con burro d’arachidi salato e amaranto soffiato, finta ostrica con granita al cedro e coregone marinato al miso.

Note d’oriente e di Atlantico che si sciolgono in un calice a forma di conchiglia. Sembra di fare uno spuntino su una spiaggia bretone ad occhi chiusi, per riaprirli e ritrovarsi improvvisamente oltre i confini orientali del Mediterraneo. 

Lusso pop, fra mare e lago, con un antipasto gustosissimo, dove si trovano i ricordi d’infanzia di chef Germiniasi: le alici marinate con crema di limoni del Garda, pan brioche con meringa all’origano spalancano le pareti dello stomaco in attesa di altri piatti di cui infatuarsi.

P2440468.JPG
Alici marinate con crema di limoni del Garda, pan brioche con meringa all’origano.

E la chef cala il carico di briscola con una ricetta che è inno trionfale del verdebiancorosso italico, uno concentrato perfetto della macchia Mediterranea depositato in un piatto.

Una miscela magica di ingredienti che vale da sola il prezzo del biglietto: spaghetto alla chitarra lavanda e rosmarino con burrata e gambero rosso di Mazara del Vallo. Manerba non è più Manerba. E’ un bosco di pini marittimi a strapiombo su un promontorio azzurro. Caldo, fresco, rinvigorente, felice. E’ qui che forse affiora più che mai la filosofia di Giuliana Germiniasi. Si sente il suo abbraccio di donna forte e coraggiosa, di madre combattiva, che ama profondamente ciò che fa ogni giorno e rispetta il proprio cliente.

P2440474.JPG
Spaghetto alla chitarra lavanda e rosmarino con burrata e gambero rosso di Mazara del Vallo.

20180430_143742.jpg

Le origini a stretto contatto con la realtà bucolica e gli assaggi fanciulleschi delle ricette della tradizione trovano espressione sincera nel morbido di manzetta prussiana su purea di mele candite, accompagnata da una cialda di olio extra vergine del Garda Dop “Il Cavaliere”. Un secondo di carne che sa inaspettatamente essere fresco e leggero. 

20180430_145302.jpg
Morbido di manzetta prussiana su purea di mele candite, accompagnata da una cialda di olio extra vergine del Garda Dop “Il Cavaliere”.

Per avere testimonianza di dove tutto ha avuto origine con questa forza prorompente l’unica cosa che si può fare è assaggiare un dessert commovente: zuppetta ai frutti rossi marinati al mosto cotto con mantecato al latte e meringa fiammata, un dolce storico del ristorante Capriccio, simbolo di sfida personale che è divenuta performance artistica quotidiana. Goloso al punto da strappare un applauso interiore, da far realizzare che la cucina non è mai solo cucina, ma una missione della comunicazione. 

20180430_150919.jpg
Zuppetta ai frutti rossi marinati al mosto cotto con mantecato al latte e meringa fiammata.

Lo si coglie anche nel saluto di Giuliana Germiniasi ai suoi avventori: nella piccola pasticceria di chiusura spiccano una buonissima mousse al cioccolato e un pan di Spagna al prezzemolo. Perché una coccola in più, davvero, non guasta. 

20180430_152306.jpg
La piccola pasticceria del ristorante Capriccio.

Specie quando arriva da mani e braccia pregne di esperienze, sfide accettate, forza, dolore, lacrime e sorrisi. Oltre cinquant’anni di storia, quasi una ventina con la Stella Michelin sempre splendente, nuove idee. Le peripezie di un’avvincente saga familiare sono racchiuse nelle pareti e nei piatti, ma a chi li assaggia arriva solo tanta serenità. E’ questa la forza di questo luogo, dove Giuliana Germiniasi in cucina è aiutata, fra gli altri, dal sous-chef Oscar Marsero e in sala da Enrico Villanova, quello che lei definisce “un dono del cielo”, perché i ristoranti di successo, e tale affermazione è inoppugnabile, stanno saldamente sulle spalle di persone animate quotidianamente dalla passione. 

“A Francesca lascio ogni giorno nozioni e istruzioni sulla ristorazione” spiega chef Germiniasi mentre al termine del servizio si siede per qualche istante su un divanetto vista lago, con il suo dolce bulldog francese Lapo che le corre incontro festante. “Non si sa mai. Nella vita non si sa mai”.

P2440503.JPG

Sì, nella vita non si sa mai, ma al ristorante Capriccio sembra essersi materializzata una grande magia dell’esistenza terrena. Quando agli imprevisti si reagisce con forza, un pizzico di spavalderia, e agitando la spada della positività, tutte le nubi se ne vanno via. 

Restano solo le onde del lago, il cielo turchese, il vento soave fra i capelli, e una punta di sapore dolcissimo all’angolo della bocca, da togliere con la punta della lingua. Una punta di dolcezza che ci fa capire che questa vita, dopo tutto, riesce a essere sempre bellissima. 

E golosa. 

Dove si trova

Piazza S.Bernardo, 6
25080 Manerba d/Garda
Tel: (+39) 0365.551124

www.ristorantecapriccio.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...